Pubblicato in: ambiente

Il mercato dei rifiuti

La domanda posta dal Movimento Marignanese:

“Quanto guadagniamo dalla vendita  di ogni singola tipologia di rifiuto differenziata nel NOSTRO comune?”

La risposta in “burocratese” e tanto attesa giuntasi da Atersir (http://www.atersir.it/):

“Nello specifico le voci di ricavo legate all’avvio a recupero dei rifiuti raccolti in maniera differenziata sono calcolate pianificando una quantitativo di rifiuti che si prevede il gestore raccolga nel corso dell’anno e moltiplicando tale quantitativo previsionale per il ricavo medio unitario, espresso in €/tonnellata, derivante dalla rendicontazione a consuntivo trasmessa dal gestore attraverso il formato della D.G.R. 754/2012.”

Tradotto: Il sistema non è in grado (o non vuole, o non è interessato), di fornire la completa tracciabilità della vendita delle varie tipologie di rifiuto.  Si fa un bel CONTO UNICO e lo si divide fra i vari comuni.

Per ognuno di questi si avrà quindi una “cifra totale” fornita ogni anno con il PEF, il Piano economico Finanziario riguardante il servizio di raccolta che viene votato in Consiglio Comunale.

Perché chiediamo la “tracciabilità”? perché serve a poco dire “abbiamo raggiunto il 70% di differenziata” se la plastica, che può valere 200 euro/ton, ce la pagano 25 euro, perché differenziata male o, peggio, perché si fa di “tutta l’erba un fascio…”

Le leggi in materia sono chiare e molto virtuose: la legge in materia di rifiuti (Dlgs_152_06-norme in materia ambientale (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06152dl.htm) chiede completa tracciabilità e trasparenza, anche riguardo alle quantità raccolte di ogni singolo rifiuto.

L’ accordo quadro ANCI-CONAI, al tempo Presieduto da Piero Fassino, (qui la sua parte generale:http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/accordo_quadro_2014_2019%20(1).pdf) riprende gli stessi temi, auspicando ancora quella tracciabilità che tuttavia non sembra al momento fruibile dal singolo cittadino.

Non vogliamo annoiare i lettori raccontando la “telenovela” vissuta per avere da Atersir le poche righe che avete letto in alto, i nostri incontri sono sempre aperti… Sappiate solo che dall’ inizio delle richieste scritte a giugno, siamo arrivati fra altre mail, PEC e telefonate a quella “non risposta” solo ad Ottobre.

La prima domanda sorge spontanea: perché ci è voluto tanto?

Viene spontanea anche una ipotetica risposta: “menare il can per l’aia”, far tribolare l’opposizione nel cercare dati che poi non portano a nessun risultato. Pare essere il loro sport preferito. Tecnicamente bastava rispondere (già 2 anni fa, nelle prime riunioni dove comparve questo tema…): “la tracciabilità che chiedete non esiste, si fa un CONTO UNICO di tutto il rifiuto raccolto e lo si divide fra i vari comuni”.

La seconda, molto più grave, è che ci sorge il dubbio che le leggi in materia, valide e create da LORO, purtroppo non vengano applicate.

A questo punto sarebbe il caso che un’intera generazione politica, che si è auto incensata sulle virtuosità delle municipalizzate, facesse delle ammissioni: se a livello economico si possono fare “giochi di prestigio”, avvantaggiando da sempre in modo insensato l’incenerimento o facendo passare un “aumento inferiore al previsto” della TARI per una diminuzione, a livello ambientale è palese che il sistema sia totalmente fallimentare.

Ci auspichiamo che non solo il nostro Comune, ma sicuramente i limitrofi se non tutta la Regione, regolamentata da Atersir, si impegnino al massimo per dare la trasparenza richiesta dalla legge.

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