Pubblicato in: amministrazione morelli, consiglio comunale

All’armi, siam fascisti

Ci deve essere qualcosa che accomuna tutti gli imprenditori che mettono a rischio la loro impresa: c’è chi vede comunisti ovunque, c’è chi resuscita i fantasmi del ventennio. Entrambi però preferirebbero ad una iniqua (per la loro sensibilità) distribuzione della ricchezza, una equa distribuzione della incombente (per loro) povertà. Uno ha inquinato la vita politica della ex quinta potenza economica mondiale, occupando con metodi fascisti stampa ed informazione, salvando a spese della nazione intera il suo moribondo impero economico. L’altro vorrebbe imputare alla collettività, disinformata e mal rappresentata, i frutti malsani della sua avventatezza. Entrambi sono stati e saranno giudicati dalla moribonda coscienza collettiva. E qui entrano in scena i fascisti, inchiodatori della croce di un cristiano altrimenti lasciato morire di freddo, dispensatori di olio di ricino. I fascisti, cioè coloro che si prodigano in spiegazioni e richieste di chiarimenti, coloro che hanno creato occasioni virtuali e reali di confronto, coloro che reclamano trasparenza, coloro che incoraggiano le persone ad alzare la voce e uscire di casa, coloro che stimolano decine di persone ad presenziare agli atti di chi li rappresenta. Coloro che della fiducia della coscienza collettiva ne fanno l’unico motivo ispiratore. Gli stessi che vorrebbero sapere quando, come e perché sono fascisti. Anzi, senza tirare nessuno per i capelli, lo pretendono.

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