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IL DIRITTO DI FARSI UNA OPINIONE

Bisogna ammettere che la nascita del movimento 5 stelle nazionale ha spinto ad un interesse nuovo verso la politica locale.
L’attenzione a ciò che accade nel nostro Parlamento e negli ambienti della politica italiana si sta estendendo alle situazioni più vicine a noi, ma non meno importanti in termini di decisioni politico-economiche.
Iniziamo tutti ad essere un pò più curiosi, vigili, scaltri, sicuri che sapere, e voler capire, il perchè delle decisioni, sia un diritto sacrosanto nella vita di ogni cittadino.

Ecco perchè va ribadito che la partecipazione popolare (ovvero dei non incaricati) ai consigli comunali è la prima occasione, dopo le elezioni, di essere consapevoli dela politica che ci riguarda.

Ma c’è di più.

Il lavoro di opposizione dei consiglieri comunali, che troppo spesso è rimasto all’oscuro, o non è stato mai valorizzato, proprio in termini istituzionali.

Per semplificare…

Il consiglio è luogo di confronto, discussione, e poi convergenza o divergenza di opinioni. Infine di decisione politica, con voto.
Là dentro si espongono proposte e posizioni che devono avere il confronto con quelle di chi rappresenta altro, con quelle di chi viene da situazioni diverse, non solo di militanza politica, ma soprattutto di vita.

Certo che, alla fine, conta il voto.

Ma il voto è l’espressione del processo istituzionale.

Dietro è nascosto un altro processo sociale e democratico che spesso viene dimenticato: la possibilità di farsi una opinione.

Il cittadino messo al corrente dei contenuti della discussione politica e presente fisicamente in occasione dei consigli ha in mano questo grande strumento, la libertà di potersi fare una opinione propria.

Ecco perchè il ruolo dell’opposizione è fondamentale.
Non ci si può incontare in consiglio al solo fine di deliberare.

Vanno ascoltate e capite le posizioni di tutti: maggioranza verso opposizione e opposizione verso maggioranza.

Certo è che chi siede in consiglio deve sentirsi incaricato di fornire sempre e comunque tutte le motivazioni del caso, senza dare nulla per scontato e mantenendo un a forte apertura verso le domande che riceve.

Non si deve avere timore di non avere una risposta pronta e convincente, non sempre è possibile essere preparati su tutto, impeccabilmente.

Per cui in sede di consiglio si dovrebbe accedere ben informati ma ben predisposti a discutere.

E’ li che il cittadino ascolta e carpisce ciò che ritiene necessario al fine di formarsi una opinione, con la quale poi può organizzare interventi grazie agli strumenti democratici di cui dispone.

Tutto ciò per dire che non esistono stanze della politica, ma tribune aperte e luoghi di incontro.

E che tutti dovremmo svegliarci ogni giorno con la voglia e l’intento di farci una opinione, su tutto ciò che ci riguarda.

L’opinione di tutti serve.

Serve a tutti avere una opinione.

Arianna Adanti

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