Pubblicato in: elezioni amministrative 2014

Risposta a #domanda2 di Mentelocale

Il progetto che il Movimento 5 Stelle di San Giovanni ha per in Nostro Paese per il breve e medio termine è che la crescita non debba passare attraverso l’aumento di numero di residenti, ma tramite la crescita dei servizi e delle infrastrutture esistenti.

Si rileva che il dimensionamento del PSC (969 nuovi alloggi per 2.807 abitanti teorici) è eccessivo rispetto alle reali esigenze demografiche del paese, tenuto conto che nel periodo 1995-2010 si è verificato un aumento della popolazione pari a 1.630 abitanti e che a San Giovanni esistono dalle 400 alle 500 unità abitative sfitte o invendute. Anche la previsione di espansione della zona industriale di 50 ettari è spropositata, visto l’alto numero di capannoni sfitti o invenduti, già oggi presenti sul territorio e realizzati secondo tipologie costruttive che non permettono l’insediamento di aziende di una certa dimensione.

Sarebbe necessario pertanto un’approfondita analisi demografica, volta a determinare il realistico fabbisogno abitativo di San Giovanni in Marignano, in parallelo con un serio censimento dei fabbricati sfitti o invenduti, come più volte chiesto da altre forze politiche in questi anni e sempre disatteso da parte dell’Amministrazione comunale.

La quantità non utilizzata andrebbe sottratta dalla capacità insediativa aggiuntiva, al fine di ridimensionare le nuove previsioni di espansione edilizia e le previsioni non attuate del vigente PRG (a cominciare dal Comparto C2-4 anche e soprattutto alla luce dell’ attuale situazione della Soc. Nuova San Giovanni S.r.l.).

La pratica urbanistica basata su teorie funzionaliste ha favorito la zonizzazione mono funzionale, la separazione e la specializzazione degli spazi e delle funzioni e tutto questo ha prodotto non solo separazioni notevoli tra luoghi e funzioni, ma ancor più gravemente, divisioni tra i luoghi e abitanti e fra persone, aumentando la distanza fra città governata e città vissuta.

Se si accetta l’idea che il piano sia strumento per governare le trasformazioni del territorio, dobbiamo accettare l’idea che la trasformazione non sia legata solo alla crescita della popolazione e all’espansione edilizia;

Oltre ai metodi che misurano gli aspetti ambientali, esistono strumenti di partecipazione popolare che aiutano l’amministrazione a compiere scelte più giuste ed adeguate, perché l’organizzazione e la pianificazione territoriale determinano, sia la qualità di vita, sia la ricchezza locale e pertanto è necessario importare ed integrare i processi decisionali consueti con altri più avanzati. Numerosi comuni stanno sperimentando con successo sia il bilancio partecipativo, sia gli strumenti referendari, in gergo chiamati tecniche di “pianificazione partecipata”, che consentono di prendere decisioni migliori, perché i cittadini sono direttamente coinvolti nel processo di trasformazione del territorio.

I cittadini debbono poter deliberare sulle scelte urbanistiche importanti del territorio. Con questi strumenti istituzionalizzati , introdotti nello Statuto, i cittadini potranno individuare priorità da inserire nel “piano triennale dei lavori pubblici” e nel “piano dei servizi”.

 

 

E’ chiaro che le finalità e gli obiettivi determinano la conseguente formulazione del programma (nel nostro caso il PSC) e “cambiare in corsa” non è facile, tuttavia ci si deve almeno provare, perché il piano attualmente adottato è nei fatti obsoleto, nato già morto. Questo piano oggi, non tanto per la crisi, ma per le riflessioni che essa ha imposto alle politiche di governo del territorio e più in generale al sistema di vita, andrebbe cancellato e totalmente riscritto;

La revisione degli strumenti urbanistici adottati, dovrà partire dal concetto di fermare il consumo di nuovo territorio .

Proponiamo nuove forme di organizzazione dello spazio urbano, fondate sull’esigenza di contenere il consumo del suolo, promuovendo forme di riuso del patrimonio edilizio esistente e garantendo la massima permeabilità del terreno;

Ampliare per riqualificare, dovrà essere uno dei principali obiettivi su cui riscrivere le linee programmatiche del PSC.

Si veda l’esempio di Bolzano. Un bonus di edificabilità su porzioni di costruito da rigenerare, che si concretizza solo dopo aver effettuato gli interventi di riqualificazione e che è possibile trasferire in nuove aree di espansione.

La rigenerazione del costruito è economica, non servono nuove strade nuove infrastrutture ma solo un integrazione ed un adeguamento di quelle esistenti.

La rigenerazione stimola un meccanismo di “perequazione fondiaria automatico e distribuito”, tanti riescono ad ottenere vantaggi con lo sviluppo edilizio.

La rigenerazione evita la cancrena del costruito moderno in quanto lo rende maggiormente al passo coi tempi, migliora il tessuto esistente anche per quelli che non attuano direttamente l’intervento, evita interventi sporadici e fuori contesto che stanno comparendo nel nostro tessuto.

La questione della mobilità deve acquistare centralità nel PSC e non essere ridotta alla realizzazione di nuove strade. Per diminuire la pressione del traffico, la prima azione di buon senso consiste certamente nel limitare l’espansione edilizia, per poi intervenire nella riqualificazione e messa in sicurezza della rete ciclabile esistente prevedendo percorsi differenziati per pedoni e ciclisti e corridoi di completamento della rete ciclabile esistente, con funzioni di distribuzione capillare nell’ambito dei tessuti edificati e del territorio extra-urbano. Per questo si ritiene opportuno la redazione di uno specifico piano per la viabilità ciclo-pedonale, che recepisca la necessità di collegare in maniera efficace le frazioni al centro ed ai comuni limitrofi.

E’ paradossale che a San Giovanni in Marignano esistano famiglie che non riescono a permettersi l’acquisto di una casa o l’affitto di un alloggio e nello stesso tempo vi siano centinaia di appartamenti sfitti o invenduti.

Occorre avere il coraggio di nuove idee che sappiano ricreare una nuova alleanza tra persone ed ambiente, convincersi che il futuro non è nell’espansione urbanistica stile anni settanta, ma nella tutela e nella salvaguardia del paesaggio e della qualità della vita dei cittadini.

Serve pensare ad una nuova politica industriale delle costruzioni in grado di dare un forte segnale di discontinuità con il passato anche perché parte della radice del debito pubblico sta nell’enorme espansione urbana che obbliga i comuni a investire sempre più risorse in opere pubbliche (strade, scuole, verde, ecc).

Concludendo, il contesto storico in cui viviamo ci suggerisce che un PSC deve basarsi su priorità amiche dell’ambiente e della qualità della vita delle persone. Per realizzare questo basta cominciare a volerlo, individuando   nuove direttrici di sviluppo, coinvolgendo in questo percorso tutti i cittadini di San Giovanni, nessuno escluso.

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